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AI editing: fotoritocco o creazione di false realtà?

Le nuove modalità di editing e fotoritocco che usano l’AI stanno creando false realtà?

Google ha presentato i modelli smartphone Pixel 8 e Pixel 8 Pro, dotati di funzionalità AI all’avanguardia per l’editing fotografico, che consentono agli utenti di alterare le espressioni facciali e modificare gli oggetti nelle foto grazie a innovazioni come la funzione Best Take.

Vediamo questa apparentemente semplice novità possa avere dei forti impatti, anche etici.

Smartphone o macchina fotografica?

Ormai da diversi anni l’AI ci supporta nello scatto fotografico.

Una volta i fotografi amavano, giustamente, dire “sì ma scattare con una vera macchina fotografica è un’altra cosa”, oppure “è solo un telefonino” o ancora “il mezzo non fa il fotografo”.

Tutto vero fino a quando non sono così migliorati i sistemi fotografici integrati nei cellulari da essere quasi essi stessi il prodotto, rendendo “la telefonata” quasi un accessorio.

Oggi è già così. Con gli smartphone facciamo di tutto e telefonare non è fra le prime attività, né fra l’altro oggetto di comparazione per la scelta di un nuovo dispositivo.

Quando dobbiamo comprare un nuovo smartphone fra le prime cose che analizziamo c’è la capacità foto e video, essenziale in un mondo sempre più visivo, sempre online, continuamente in mostra.

Gli ultimi e blasonati modelli smartphone sono ormai tutti dotati di intelligenza artificiale e, volenti o nolenti, stanno rivoluzionando il modo in cui facciamo, ma soprattutto modifichiamo, le fotografie.

Oggi parleremo degli ultimi modelli Google, Pixel 8 e Pixel 8 Pro, semplicemente perché sono appena usciti sul mercato e fra le funzionalità di spicco c’è proprio il fotoritocco delle immagini con l’AI.

Fotoritocco o creazione di realtà alternative?

Dov’è dunque la novità?

Fino a poco tempo fa l’AI interveniva nello scatto, aggiustando luce, supportando nello stabilizzare l’immagine, introducendo effetti digitali come la sfocatura dello sfondo per sopperire a “mancanze” oggettive del dispositivo come la varietà delle lenti e delle aperture focali.

Oggi utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale per alterare le espressioni, rimuovere elementi indesiderati e ridimensionare le immagini, migliorando l’esperienza fotografica complessiva.

L’AI è entrata improvvisamente nel mondo della post produzione.

Tuttavia, questi progressi sollevano importanti questioni etiche riguardanti l’autenticità delle immagini e l’affidabilità dei contenuti online.

Editing e fotoritocco magico con l’AI

Le fotocamere degli smartphone dotate di intelligenza artificiale vanno oltre il miglioramento della qualità dell’immagine e delle capacità di zoom: alterano la realtà stessa.

Ne possiamo vedere un esempio sullo Store di Google.

Google Store, pagina prodotto Pixel 8 Pro

I rischi associati alla manipolazione dell’AI sono particolarmente cruciali privilegiando la cattura della bellezza (secondo canoni ipotetici) rispetto alla rappresentazione della realtà.

Questa divergenza si evidenzia nel dibattito etico in corso sull’impatto della AI sulla creazione di contenuti visivi.

Goggle offre la possibilità di creare foto che di fatto non esistono mettendo questa opportunità in mano a tutti i tipi di utenti, abili o meno, con il vantaggio di un uso facile e immediato.

La motivazione? Aiutarti ad avere una immagine che si avvicina di più a quello che hai visto.

store.google.com/product/pixel_8_pro?pli=1&hl=it

Il vero risultato? Immortalare un momento che era così solo nella nostra testa.

store.google.com/product/pixel_8_pro?pli=1&hl=it

Come faremo a sapere se quella foto, quello scatto, quel ricordo erano davvero così?

Preoccupazioni etiche sull’editing e fotoritocco delle fotografie con l’AI

Il fotoritocco esiste già da diversi anni ma prima per ottenere una immagine “photoshoppata” (ottenuta dunque grazie all’uso di Photoshop) servivano:

Budget

Photoshop è un software di uso professionale e aveva un costo proibitivo (oggi è molto più accessibile).

Tempo

Fotoritoccare le immagini, scontornarle, rimuovere oggetti, o anche solo equilibrare luci e toni richiedeva molto tempo per ogni scatto.

Competenze

Proprio per quanto detto sopra era difficile che se ne facesse un uso amatoriale.

Una foto che non scatti è un ricordo che non c’è (cit.)

Certo, Google tenta di risolvere questi problemi aggiungendo metadati per indicare quando viene utilizzata l’AI, ma i confini della manipolazione delle immagini rimangono un argomento complesso e ricco di sfumature.

Trovare un equilibrio tra il miglioramento dell’estetica e la conservazione della verità è essenziale per mantenere la fiducia nei contenuti online e nella percezione della realtà.

Forse dovremmo chiederci perché stiamo scattando quella foto, forse, come diceva la pubblicità della Kodak (R.I.P.) dovremmo ricordarci di ricordare.