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Creatività e AI: la creatività è negli occhi di chi guarda

Voglio iniziare il racconto di una stupenda serata su Creatività e AI con una parafrasi del celebre aforisma sulla bellezza dicendo che la creatività è negli occhi di chi guarda.

L’AI è creativa? Le opere generate dall’AI sono opere di creatività? Cosa succederà all’Industria Creativa?

Vediamo.

Creatività e AI: una storia recente?

In verità no. Di automazione e tentativi di creare la macchina perfetta, che sostituisca l’essere umano nelle sue fatiche, è piena la letteratura.

Inizialmente l’automa è un eroe, un difensore. Abbiamo la figura di Talos nell’Odissea di Omero, una figura (umana? taurina?) di bronzo a difesa della città. Consiglio questo bell’articolo di La Cooltura dal titolo “Androidi e robot nella letteratura e mitologia greca“.

Antesignano di Mazinga e di tutti i robot giapponesi degli anni 60-70, personaggi leggendari che si sacrificano per il bene dell’umanità.

Non agiscono però da soli, in autonomia. Tutti hanno un “cuore (o mente) umano”, l’eroe che dal suo interno guida le decisioni.

Il robot entra nelle nostre case anche negli anni 80 con le serie tv Riptide e Super Vicki.

Arriviamo alla nuova primavera dell’AI

I creativi diciamo “classici” sono in rivolta: l’AI ci ruba il lavoro, non è creatività, è una imitazione, è plagio.

Ci sono poi i “nuovi creativi”, quelli che stanno imparando a gestire le richieste (i prompt) alla macchina per ottenere quello che vogliono, per avere l’effetto desiderato, modificano, studiano, riprovano e…vendono. Generatori di testi come GPT3 e generatori di immagini come Dall-e e Midjourney, hanno i loro fan e chi invece li vorrebbe al bando.

Il bello dell’essere umano è questo, il cosiddetto libero arbitrio: chi ama e chi odia, con la stessa intensità.

Utilità dell’AI nell’Industria Creativa

Ho divagato, me ne scuso. Tutti questi pensieri però sono stati alla base dell’incontro di cui ho parlato all’inizio, scambi fra persone che studiano tanto l’AI quanto chi utilizza questi strumenti.

Non solo con un punto di vista esterno ma con l’occhio di chi sperimenta in prima persona.

Per questo è stato un piacere essere moderatrice di questa serata presso il Circolo dei Lettori di Torino, organizzata da ICCIHub, insieme a Simone Lattes, della storica Casa Editrice Lattes.

Un dialogo aperto con Simone Arcagni, Nuove tecnologie e nuovi media Università di Palermo, Marco Viganò, Sr. Product Director – Global audio, video and events – Condé Nast, Christoph Bläsi, Professor for book / publishing studies at Johannes Gutenberg University, Mainz Marina Geymonat, Head of Innovation Lab, SISAL e Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino.

Cosa porto con me della serata

Cosa porto dunque con me di questa esperienza?

Tanti spunti e testi che ignoravo (grazie Simone!).

Esperimenti che sono già un metodo come il testo generato dalla macchina che è stato pubblicato dall’editore Springer Lithium-ion Batteries: A Machine-generated Summary of Current Research del 2019 (grazie Christoph!).

I metodi che la rinomata media company Condé Nast, la stessa di Vogue, Vanity Fair, La Cucina Italiana, utilizza per classificare le immagini e renderle accessibili in un enorme archivio multimediale a disposizione del pubblico (grazie Marco!).

La possibilità di restare bloccati in contenuti mediocri senza potere scoprire niente di nuovo e creativo, unita, allo stesso tempo, alla possibilità di vedere nuova bellezza, anche se generata da una macchina (grazie Marina!).

La creatività è negli occhi di chi guarda

La creatività è negli occhi di chi guarda perché siamo noi a dare contesto a quello che vediamo, che sia generato da una macchina o da una persona. Lo valutiamo secondo nostri parametri e qualcosa ci piace o meno se ci ricorda qualcosa, se ci dà una emozione, e per tanti altri motivi.

La creatività è sfuggente perché l’essere umano è sfuggente nei suoi pensieri e nel suo essere, appunto, umano.

Per non dimenticare, in ultimo, che proprio questa esperienza ci renderà ancora una volta “diversamente creativi”. Sì, diversamente, perché di fatto avrà cambiato la nostra esperienza, le nostre conoscenze, il nostro contesto, arricchendolo. Quindi in un certo senso ci ha dato occhi nuovi con cui vedere.