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I dati che non ci sono: donne invisibili

Sembra incredibile ma in un mondo che produce miliardi di dati al secondo i dati sulle donne sono invisibili.

Questo articolo prende spunto di riflessione da un bellissimo libro, “Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano.“, di Caroline Criado Perez, edito in italiano da Einaudi.

Cominciamo da qui.

I dati sulle donne non ci sono: dunque siamo invisibili

La mancanza di comprensione di quanto siano diversi comportamenti, corpi, culture, abitudini quotidiane e lavorative fa sì che i dati che si raccolgono, e che spesso contribuiscono alle scelte istituzionali in quasi tutti i campi, siano inesatti. Mancano le donne.

Incredibile direte voi! Ma se le donne sono circa la metà della popolazione mondiale? Capiamo da qui che il famoso gender gap è molto più di quello che sembra.

Oggetti per uomini

Per secoli, e ancora oggi, il corpo femminile è stato un mistero. No, nulla di romantico. Gli studi sull’ergonomia, il design degli oggetti, tutto è studiato su “individui standard”, ovvero maschi bianchi, caucasici, alti 180 cm, 75 Kg.

Le automobili, i crash test e le misure di sicurezza in caso di incidente, sono studiate su manichini creati su questi standard. La donna? Lunghezza delle gambe, postura, forza, peso e torace sono diversi.

Gli zaini sono modellati su per ammortizzare i carichi, sì ma di quali spalle? Di quale schiena? Dove sono le imbottiture? Per i corpi da uomo.

Le attrezzature militari, che ricordiamolo, servono a salvare la vita, non sono studiate per i corpi femminili: sono larghi, proteggono adeguatamente se hai un torace muscoloso e da uomo, sono standard. Ma per chi?

La mancanza di punti di vista nella ricerca scientifica

La medicina non è da meno. Tutte le terapie, le sperimentazioni, persino le malattie su cui investire in ricerca sono prive di dati sulle donne.

Perché non ci sono dati a sufficienza sull’andamento delle malattie nelle donne? Attenzione, non malattie da donne, proprio le solite malattie e sul modo di curarle o gestirle se ad averle è una donna.

Perché ci sono meno ricercatrici che ricercatori? Perché le donne si occupano spesso anche di lavori di cura non retribuiti.

Allo stesso tempo devono studiare, fare ricerche e pubblicazioni per andare avanti nella carriera di ricercatrici. Una parte del libro spiega come questo sia drammaticamente impossibile per la maggior parte delle donne. Eppure, grazie alle donne che sono riuscite a superare questi scogli si è riusciti a scoprire semplici soluzioni che hanno salvato altre migliaia di donne. Perché? Perché avevano il punto di vista che mancava agli altri ricercatori. Quel punto di vista che non viene mai preso in considerazione, perché non è “standard”.

Gli Smart Assistant e la discriminazione vocale

Si parla tanto della discriminazione operata negli algoritmi dell’intelligenza artificiale ma questo è il frutto di un doppio gap: mancano scienziate nei gruppi di ricerca e mancano dataset di addestramento che includano, o semplicemente distinguano, le donne.

Il risultato? Non solo un rinforzo degli stereotipi di genere ma una vera e propria mancanza di dati di addestramento alle voci femminili come alle minoranze etniche.

Siete donne? Lo smart assistant della vostra automobile avrà meno probabilità di capire il comando vocale di quanto succederà se a pronunciarlo darà il vostro passeggero uomo.

Dettate un testo ad alta voce? Il sistema di speech to text farà più errori se siete donne.

Conclusioni

Nell’articolo mi sono concentrata su quegli aspetti più vicini alla nostra realtà quotidiana. La nostra realtà però non è quella di tutti. Se pensassimo così ancora una volta staremmo tagliando fuori un mondo più vero di quello che immaginiamo.

L’autrice parla di tantissimi dati mancanti, dati sulle violenze, dati su quanto è difficile per le donne persino andare in bagno tranquille, perché in alcuni Paesi il bagno è fuori casa, in comune, a più di 100 metri di strada buia da percorrere.

Vi invito a leggere il libro. Per conto mio questa frase dell’autrice racchiude l’essenza della direzione che dovremmo prendere:

Quando si esclude il 50% dell’umanità dalla produzione di conoscenza, ciò che si perde sono idee che potrebbero cambiare il mondoInvisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano.“, di Caroline Criado Perez, p. 306